lunedì 27 aprile 2015

Le dieci regole d'oro dell'apprendista fotografo.

Diversi anni or sono scrissi questo scherzoso decalogo, che ripescato dai meandri del web, mentre lo credevo perduto, vi ripropongo oggi.

"Sulla base della mia esperienza, corroborata dalla lettura di libri che in alcuni casi sono vecchi di 40 anni, ma che confermano quanto sto per scrivere, ho tracciato i 10 passi fondamentali dell'apprendista fotografo moderno."


1.
Compra la fotocamera.
Senza nemmeno degnarsi di leggere il manuale e di fare ricerche, comincia ad riempire il forum di domande canoniche. Ad esempio:

- Come posso inserire la data nelle foto?
- Che differenza c'è tra adobe rgb e srgb?
- Perché è cambiata la numerazione delle mie foto?
- Perché vedo i colori diversi tra monitor e stampa?
- Che differenza tra 350D-50D-7D-1Ds??

e la domanda più gettonata:

- con cosa sostituisco il plasticotto?

Chi proviene dalla compatta ha una domanda speciale:

- quanti "per" ha il mio zoom?

Prima di arrivare al passo successivo viene colto da terribili incertezze sulla messa a fuoco dei suoi obiettivi. Inizia quindi la serie dei test delle pile, e per i più smaliziati il test della focus chart, del quale si digerisce a malincuore che sia stato redatto da un nikoniano.
Spesso in questa fase viene colto da una sindrome insidiosa: l'horror millimetrum che si manifesta col bisogno ossessivo di coprire tutti i buchi di focale.

2.
Scopre i grandangolari.
E naturalmente, affascinato da foto viste in giro dove nessun palazzo rimane a piombo, e dove le piazze sembrano quadri di De Chirico, compra uno zoom grandangolare, possibilmente un 10-20.
Il forum viene quindi intasato di prospettive distorte, persone con testa a siluro, panorami con soggetti annegati nello sfondo, ritratti dai lineamenti grotteschi.
Resosi conto che i panorami vengono malissimo, passa automaticamente alla tecnica HDR, e realizza foto dove il primo piano in ombra è più rischiarato della faccia degli intervistati a linea verde la domenica mattina.

3.
Scopre i teleobiettivi, naturalmente zoom.
Comincia la rassegna stampa di uccellacci&uccellini in tutte le salse, rigorosamente croppati e con piumaggio costantemente bruciato. Talvolta il crop è così spinto che le foto sembrano di plastica, ma tutti plaudono, specialmente i compagni di merenda.
Il passo successivo è ovviamente comprare il duplicatore, per poi accorgersi che l'autofocus non funziona più; immediatamente viene posta la domanda del trucchetto dello scotch.
Qualcuno invece rimane affascinato dai teleobiettivi catadiottrici, specialmente quelli di produzione attuale con menisco in plastica. Quando ci si rende conto che F/8 in combinazione con il tremore nel mirino è una tagliola tremenda e si tenta di rivenderli ci si rimane di stucco: bisogna regalarli.

4.
Si rende conto dell'incredibile utilità dei dati EXIF.
Quindi comincia a tormentare coloro che realizzano belle foto per chiedere i dati di scatto, prefigurandosi di impararli rigorosamente a memoria.
Gli utenti più smaliziati, avvezzi a creare sudditanza psicologica verso i loro lavori omettono sistematicamente di indicare i dati e non rispondono mai a richieste in tal senso.

5.
Scopre la desaturazione selettiva.
Comincia l'ondata degli elementi rigorosamente rossi annegati nel grigio uniforme.
Quasi contemporaneamente si scopre l'immenso mondo dei filtri e se ne comprano una quantità e varietà che sarebbero sufficienti per le successive sette generazioni.
Naturalmente è d'obbligo girare col filtro UV sempre montato, altrimenti la sabbia del deserto proveniente dalla Libia potrebbe creare gravi danni all'obiettivo.

6.
Inizia la fobia verso lo sporco nel mirino. I pelucchi assumono un'importanza tale da impedire letteralmente la visione della scena. Si narra di utenti impazziti, che abbiano cambiato corpi macchina come fossero mutande, alla ricerca della camera asettica della CIA dell'area 53.
Allo stesso tempo lo sporco sul sensore viene vissuto come il licenziamento dal posto di lavoro. Pare che alcuni utenti presi da attacchi di panico, abbiano usato cateteri ginecologici per aspirare lo sporco dal sensore; l'insuccesso dell'operazione li ha portati all'esaurimento nervoso.

7.
Si rende conto della cronica mancanza di nitidezza.
Comincia la serie delle maschere di contrasto -che-più-artificiali-non-si-può-; pare addirittura che qualche utente sia stato bannato per aver creato fantasmi che poi gli si sono ritorti contro peggio degli zombie.
Contestualmente si rende conto della poca saturazione delle foto, e si passa allora alla rassegna delle foto ipercolorate; le palette di photoshop girano vorticosamente ed i più furbi combinano le due tecniche ma naturalmente se le foto vengono male è colpa del monitor non calibrato.

8.
Si rende conto che l'esposizione è un terno al lotto.
Qui comincia la crisi mistica. Non riesce a rassegnarsi all'idea del -grigio-medio-18%- e non capisce perché la valutativa non valuti un fico secco e quale differenza vi sia tra grigio 12%, 18%, 50%.
Insieme all'esposizione si crolla sul bilanciamento del bianco. Comincia la tragica sequenza di giocatori di basket dalla pelle verde, ma è sempre colpa del monitor.
Se qualcuno gli fa osservare che sarebbe bene che leggesse qualche libro, risponde ironicamente che i libri non servono, e che è meglio farsi da sé stessi, provando e riprovando. Quindi le successive rassegne di foto differiscono solo per quantità di bruciatura e colore della dominante.

9.
Si rende conto che il mondo è pieno di ladri.
Comincia quindi ad appestare le foto con firme fantasiose ed appariscenti quasi sempre composte da due parole, di cui una è photographer e rigorosamente accompagnate da cornici o barre nere, come se si stesse vedendo un film cinemascope sul televisore da 12 pollici phonola.

Da qui in poi, il cammino si divide, in base alla consistenza del conto in banca, o delle carte di debito ricaricabili con rateo mensile bassissimo.

10a. (fotoamatore abbiente)
Comincia la scalata agli iperluminosi, ai supertele, agli ultracorpi, come nel film dei baccelli e del cagnetto.
Fa le stesse foto di prima, però gongola perché negli exif c'è scritto con cosa le ha fatte; ovviamente si premura di inserire nome e cognome nei dati exif tramite eos utility.
Gli utilizzatori di linux non ci riescono e si disperano peggio dei possessori di fotocamere Minolta negli anni 80.
Qualora per qualche misterioso motivo non si leggano i dati exif delle sue foto è colto da crisi febbrili, ed aggiunge i dati di scatto manualmente ad ogni sua foto, rimarcando con L rosse la qualifica dei suoi obiettivi, che finiscono tutti in firma, insieme agli zaini, schede di memoria, treppiedi, software, profumi e callifughi preferiti.
Ogni volta che si approssimano febbraio ed agosto, comincia il tormentone dei rumors. Si chiede come mai non sia stato ancora aggiornato il 100-400 con lo stabilizzatore nucleare.
Tutti tremano all'idea dell'adozione di lenti di plastica e cominciano a collezionare superteleobiettivi, sperando che in futuro l'investimento possa fruttare enormemente.

10p. (fotoamatore pezzente)
Scocca l'invidia nei confronti della categoria superiore.
Allora si lancia nelle recensioni di oggetti che non conosce, e nelle comparazioni tra mele, arance e patate.
Suggerisce ai novizi di comprare obiettivi che non conosce e non si può permettere, vantandone le qualità come se li tenesse sotto il cuscino tutte le notti; il più delle volte riporta pedissequamente i test di DPreview e di Photozone come fossero il vangelo secondo Matteo.
Sostiene che le sue foto sono identiche a quelle prodotte dalla categoria superiore, ed ha ragione da vendere.

Esiste infine una minoranza etnica atrocemente perseguita e disprezzata che, dopo aver percorso questo lungo cammino decide di ripudiare l'agnello d'oro e rifiuta di bruciare i libri del sapere.
Seguendo i consigli dei pochi sopravvissuti alla cancellazione elettronica della personalità, impara a ragionare, comincia a leggere e si rende conto di cosa è veramente la fotografia.

Qualcuno riesce a fare foto veramente emozionanti, condividendo la sua vita con pochi altri come lui; si scambiano di nascosto fotografie stampate su pezzi di carta, usano terminologie arcaiche parlando in codice e rifiutano di girare per la strada imbardati come muli e rigonfi come l'omino michelin.
Hanno finalmente capito che per fotografare un fiorellino non occorre portarsi dietro 25 chili di plastica e vetro.

Per loro l'apprendistato è terminato.


Oggi mi rendo conto che non solo il decalogo è perfettamente valido ed attuale, ma posso finalmente integrarlo con le regole aggiuntive del nuovo apprendista di fotografia (mai leggerete da parte mia l'aggettivo "analogica", la fotografia è solo una, il resto è onanismo informatico).

L'apprendista fotografo ha già ampiamente superato tutti i dieci comandamenti precedenti, quindi si considera a buon diritto superiore a tutti gli altri.

Arriva un punto della sua vita in cui si rende conto che ha sbagliato tutto, che le sue foto fanno schifo, che non ha mai saputo esporre e che prima di morire deve assolutamente raggiungere la consapevolezza della fotografia su pellicola. A tale scopo inizia un cammino irto di difficoltà insormontabili.

1.
Dopo aver capito che le pellicole esistono ancora (incredibilmente!) e che possono essere sviluppate in casa, inizia il balletto "quale pellicola usare" e tormenta la povera gente nei forum chiedendo se per fotografare un concerto di Giorgia può andare bene la HP5 tirata a settemila asa e sviluppata rigorosamente in rodinal.

2.
Non capisce una beneamata mazza di chimica per lo sviluppo, per lui sono tutti "acidi" e invece di comprarsi un buon manuale di camera oscura rompe le palle a mezzo mondo chiedendo cosa usare per la tale pellicola, quale tempo e quale temperatura.

3.
Comprende che l'esposizione è la cosa più difficile in fotografia e comincia a comprarsi una valanga di esposimetri, e siccome la maggior parte di essi usa pile non più in commercio, inizia lo spappolamento sulla PX675 al mercurio.
Ovviamente avere un esposimetro non insegna ad esporre, ma fa figo tirarlo fuori insieme ad una Kiev88 per stupire i digitaloidi.

4.
Mai contento delle risposte avute, pone la stessa domanda su almeno tre forum, senza nemmeno avere il garbo di modificare il testo. Un feroce copia&incolla ed il cafone è servito.

5.
Ovviamente di stampare le foto non se ne parla, quindi il successivo smarronamento è la ricerca dello scanner col migliore "rapporto qualità-prezzo". Ovviamente tale attrezzo non esiste, e la scansione è una chimera che offusca la visione ed annulla la comprensione dei propri negativi, ma guai a dirlo, si passa per antidemocratici.

6.
Perdurando i soliti pessimi risultati, inizia a comprare a più non posso anticaglie meccaniche, passando con disinvoltura dalla Lubitel alla Yashicamat, per poi approdare alla Rolleiflex o alla Hasselblad. Ad ogni cambio di corredo la domanda di rito è la stessa: "Ho comprato questa macchima, cosa ne dite, va bene?". Viene voglia ogni volta di elargire il buono per un vaffanculo gratis.

7.
I peggiori esemplari sono quelli che leggono le risposte sui forum più seri, quelli dove la cialtroneria è ostacolata, e riportano pari pari le risposte sui forum per babbei, dove si capisce immediatamente che non si tratta di farina del loro sacco, ma i gonzi, si sa, abboccano sempre.

8.
Poi ci sono i seguaci di Devchart.
Sono fermamente convinti che si possa consigliare un tempo di sviluppo ad una persona che ha usato una certa pellicola, esposta in non si sa  quale modo, seguendo una tabella scritta non si sa per quale scopo. E se glielo fai notare si incazzano pure! I più disonesti modificano leggermente i valori per depistare le indagini, ma basta un fiato per capire la loro cialtroneria.

9.
Ma gli individui più fanatici sono quelli che si reiscrivono ripetutamente dopo essere stati cacciati per palese cialtronaggine, magari dopo aver sostenuto di aver fatto splendide foto con la stenopeica mentre invece hanno ottenuto negativi schifosissimi poi rabberciati con photoshop.
C'è addirittura chi sosteneva di poter pesare i liquidi invece di misurarne il volume,  e che non potevano esserci differenze. Gli scienziati del passato che hanno perso la vita per trasmettere la conoscenza si rivoltano nella tomba.

10.
Alla fine, come nel decalogo precedente, c'è per fortuna chi studia in silenzio, ostacolando gli infiniti cialtroni che credono di occuparsi di fotografia.
Ad essi va tutto il mio plauso: si tratta di autentici eroi, che devono nuotare in un mare di liquami per trasmettere la loro passione ai pochi illuminati che rifiutano la dabbenaggine del progresso.


7 commenti:

  1. al 10p mi sono ribaltato dalle risate! ��
    Tutti gli altri punti li ho passati (tranne quelli che prevedono soldi da spendere).... Poi ho conosciuto Feininger e "lezioni di fotografia" by Silverprint e tutto è cambiato. Ah mi sono dimenticato anche di un genovese che attraverso la sua passione mi ha aperto gli occhi su alcune questioni...

    Alessio (alessiostm)

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    1. Il Genovese ha aperto parecchio gli occhi anche a me(facendomi anche scoprire l'argento) ,
      nei comandamenti digitali mi ero inciampato parecchio, in quelli analogici molto di meno,ma alcuni scalini li ho presi in pieno (l'esposizione e' uno di quelli e mica credo di averlo ancora superato)
      Comunque e' sempre uno spasso leggerli
      Ciao Sandro
      Marco66

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  2. Sei stato fantastico in questa tua descrizione....è sempre un piacere leggerti!!!!Ti seguo dall'epoca dei canoniani, è per me sei sempre stato il "mio" maestro di fotografia.....essendo anch'io di Genova (Tigullio) magari un giorno ci si incontrerà...Ciao
    Nicola (nicodemo81)

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    1. Grazie Nicola, troppo buono. Scrivimi e magari ci facciamo due scatti e due chiacchere insieme.

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  3. sempre il top caro sandro....ed anche più su direi.
    che bello leggerti ed ammirare le foto...
    Gianluca (Roma)

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  4. da stampare in grande, per non dimenticare mai!

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