lunedì 17 maggio 2021

Si volta pagina!

 

No, calma, non esco da un silenzio durato quasi due anni per dire che sono passato al digitale, questo, state tranquilli non potrà mai accadere.

Nella mia ossessiva ricerca della qualità fotografica mi sono imbattuto in una gagliarda signora che se la batte con i miei quasi sessant'anni, essendo nata due mesi prima di me.
Inizialmente, da gran fanatico del sistema Hasselblad quale sono, l'ho pesantemente snobbata, la ritenevo spratica, un po' bruttina, forse anche ridondante. Ma sopratutto dannatamente scomoda per via della disposizione dei suoi comandi.

Sto parlando della Rolleiflex. 

Ebbene si, il grande avversario di Victor Hasseblad, Reinhold Heidecke, dopo anni di dileggio, ora se la ride.

Ci sono cose che nella vita devono accadere e basta, ed è successo, mi è piombata tra capo e collo, inaspettatamente, un po' malconcia e malandata e devo dire che dopo averla tenuta un po' tra le mani, l'ho sbattuta su una mensola a far da bella statuina: proprio non riuscivo a mandarla giù. Tutte le sue nemiche svedesi sulle altre mensole la guardavano male, e l'avranno pure derisa. Poverina.

Nei mesi successivi mi sono applicato per ripararla, con il ben preciso intendo di rivenderla una volta sistemata. Cambia questo, cambia quello, una revisione a modo e ... mannaggia, è diventata pure bella.
Poi ho commesso un tragico errore. Ho comprato una tracolla con i coccodrilli (così vengono chiamati dagli amici Rolleisti i geniali attacchi rapidi che in un secondo fissano la tracolla alla macchina).

E dai, mettiamola al collo, 'sta roba pesa pure un chilo e tre etti.

MIRACOLO, MI-RA-CO-LO.

Non può essere stato altro che un miracolo. Messa al collo si è magicamente trasmutata.

Ha preso un senso, è diventata pratica, comoda e leggera. E' diventata pure bella!

Così mi sono ficcato in un altro tunnel.

Monta un planar a sei lenti, vi dice nulla? E' un caso pure questo?

Fatto sta che dopo averla revisionata e ricollimata, dopo averla ripulita ed accessoriata è venuto il momento di fare qualche rullo di prova.

E mannaggia a Reinhold, da qui non si torna indietro. Attenzione però, non sostituisce nessuno, è una macchina complementare,  bisogna averla e basta. Il suo senso sta nel fatto che esiste, e per i negativi che sforna. Niente altro. Qualità estrema in tutti gli aspetti possibili, in tutti gli accessori, in tutto ciò che le è stato pensato addosso. Capirla non è stato facile, la manopola di messa a fuoco di là, il pulsante di scatto di qua, la manovella dalla parte opposta. Ma ci si prende la mano, e scopri che è silenziosa e che nessuno ti sente quando scatti, specie se sei chino sul pozzetto.
Ho sempre cercato di usare i filtri il meno possibile. Alla fine rubano sempre qualcosa, e se sai veramente stampare puoi anche farne a meno. Poi monti questi graziosi anellini colorati sulla Rolleiflex e scopri che sono invisibili. Nulla, non portano via nulla....e come cavolo hanno fatto?
Ma il bello non è ancora giunto. Fu pensato nel panorama accessori un misterioso vetro pianparallelo, per tenere il negativo perfettamente in piano e garantire la massima nitidezza. Un po' come fecero sulla luna con la Hasselblad montando il plateau reseau, anche se lì c'era pure uno scopo fotogrammetrico.
Ebbene tale vetro solletica dannatamente la fantasia di quest'uomo ossessionato dalla qualità estrema. E via, dopo essersi svenati l'oggetto entra nel repertorio. Ma non basta codesto vetro, occorre anche un dorso speciale che tramite un comando della fotocamera solleva il pressapellicola di sette decimi ad ogni avanzamento per non rigare l'emulsione. Fantascienza pura, sembra di rivedere Andromeda di Robert Wise con gli occhi di un adolescente degli anni 70.

E guardatela questa 3.5F modello 3 del luglio 1961, non è anche un po' provocante?





Ma le vicende che vi sto narrando risalgono allo scorso ottobre ed ora siamo a maggio dell'anno dopo. 

Si, a volte sono un bradipo, devo metabolizzare le cose nuove e farle mie. 

Così le prove sono state tante, compreso anche quello strano esposimetro al selenio vecchio di una dozzina di lustri che incredibilmente non sbaglia una previsione. Manco Nostradamus.

Per spingermi a farne un post però c'è voluto ben altro. Ho fatto molti negativi anche a colori e li ho stampati, e sono rimasto veramente entusiasta di questa piccola scatoletta apparentemente sgraziata. Quasi fosse autistica, mentre in realtà è una maggiorata. E' vero non puoi cambiare l'obiettivo, ma se vuoi avvicinarti per fare riprese ingrandite c'è il Rolleinar, e non uno solo, ben tre. Rimpiangi il 135 perché sei un pontificatore dello scatto? C'è il Rolleikin. Ha un assortimento di filtri da far impallidire persino il signor Wratten, ed altri accessori ancora,  ancora, e ancora, come nella splendida canzone di Mina.




E poi mesi e mesi di stolidi arcobaleni caldi che ci hanno costretto al domicilio. Niente foto. Non potevo certo provarla nell'orto.

Così finalmente allentate le maglie della clausura sono arrivati giorni più sereni, ho montato l'aggeggio vetroso sul dorso e me ne sono andato  a fare, finalmente, una bella passeggiata a Nervi, dove lo spirito si rilassa nella grande magnificenza del panorama.

Sulla destra il piccolo perno che solleva lo speciale
pressapellicola durante l'avanzamento.
Il perno spinge solo su di un lato ma nel retro
del pressapellicola vi è un parallelogrammo
articolato che ripartisce il movimento anche sul
lato opposto.


In realtà non pensavo di condividere questa esperienza, ma è stata travolgente ed ho capito che era giunto finalmente il momento di cambiare pagina, dando il benvenuto alla figlia di Reinhold Heidecke sul ristrettissimo podio dove gelosamente conservo quell'estrema qualità a cui sono avvezzo da anni e che alla fine è anche un po' la mia ragione di vita, e la mia filosofia di lavoro.

Ho usato una FP4, esposta a 100 asa e sviluppata nel mio solito brodo primordiale, il D76. Non è una pellicola finissima, ma rende splendidamente l'idea. Chissà cosa salterà fuori usando qualche mostro a bassissima sensibilità...

Non commenterò ulteriormente, farò solo parlare gli scatti, ma state in campana, è in gestazione un'altro post molto interessante, che vedrà la luce nelle prossime settimane.

























2 commenti:

  1. Non so perché, questa sera, ho deciso di riaprire questa pagina
    Forse è un sesto senso da genovese fuori sede
    Forse solo un caso

    E toh, quello che appare non è il silito meraviglioso post di due anni fa, c'è qualcosa di nuovo, una data recente, quasi odierna

    La curiosità fa fermare il mondo, oltre a saperlo muovere
    E mi bevo d'un fiato questo elogio alla concorrenza
    Poi lo rileggo
    Osservo gli scatti

    La scimmia morde, dietro le spalle
    No, aspetta, stai calma
    Ancora devo capire quel cubo svedese, farlo mio, parlarci
    Non mettiamo altra carne al fuoco

    Ma l'ammirazione è tanta
    Per la fotocamera e per te, amico mio, che riesci a reinventarti ogni volta
    Prima o poi verrò a fare un giro nella tua tana, magari - se me lo concederai e se lo vorranno - con le mie cucciole
    Chissà che non scoprano la magia della chimica, a me così ostica

    E magari capiranno anche perché mi continua a piacere il sordo rumore di uno scatto meccanico

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    1. Davide caro, questa tua risposta mi ha commosso. Mi sono tornati alla mente quei due ventenni degli anni ottanta seduti insieme sui banchi del biennio di ingegneria, quel luogo fatiscente con i vetri rotti, e quelle lavagnate spaventose di analisi matematica che riempiva a folle velocità la sgradevole assistente del professor Bottaro. Tanti sogni, tanti progetti e poi ognuno per la sua strada. Ma è bello rileggerti e rievocare quegli anni spensierati. Sarai sempre il benvenuto a casa mia, ti aspetto a braccia aperte!

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