lunedì 23 febbraio 2015

Alla fine...

                                    ...siamo tutti schiavi.

Schiavi del potere.

Schiavi delle banche e dell'europa.

Schiavi dei nostri pregiudizi.

Schiavi dell'indifferenza.

Schiavi della tecnologia.

Schiavi del bisogno di possesso.

Schiavi della paura di restare soli.


Schiavi della paura di morire.


Oppure, più semplicemente, siamo schiavi della nostra idea di schiavitù e potremmo invece essere liberi.
L'esercizio della fotografia, anche se fine a se stessa, allevia la mente, ed aiuta ad osservare il mondo con occhi diversi, più attenti, disincantati, quindi più liberi.

Ma attenti a non diventare schiavi anche di questo...

sabato 21 febbraio 2015

Epilogo.

"Come stai? Non mi sembri molto in forma!"

"Tutto sommato sto bene, ho l'otturatore danneggiato, ma non mi fa soffrire tanto, e presto la sofferenza cesserà."

"Ma dove diavolo sono capitata? Quell'armadio è un luogo mostruoso! Vi sono tutti i baroni ed i visconti del sistema FD, alcuni li conoscevo solo per averne visto le icone a Tokyo, e poi tutte le tue sorelle, e quella straniera... sono agghiaccianti!"

"Perché? Dai sono brave, non le conosci ancora!"

"Scusa, ma ho visto una Pellix in stato confusionale, una FTb che lancia occhiate da psicopatica, una EF isterica, una A1 mezza morta, due F1 iperaccessoriate che mi guardavano come se fossi una ladra, e quella Canonflex che fa la matriarca della famiglia pronta a dispensare staffilate a tutti. Poi su quell'altra mensola troneggiava quella 7S con il suo mostruoso 0.95 che continuava a dire 'io sono la sua preferita!' mentre il cubo svedese ci insultava tutte quante!

"Non ti conoscono, devi guadagnarti la loro fiducia, ma prima ancora, cosa assai più importante, dovrai guadagnarti la sua fiducia."

"Capperi, ho avuto un'accoglienza angosciante. Ha smembrato la scatola e senza nemmeno salutarmi, mi ha girata a novanta gradi ed ha infilato le pile. Appena ha visto l'errore EEE ha cominciato a proferire una serie di insulti irripetibili, terminando con 'maledizione, anche questa è impestata'. Volevo spiegargli che sono sana, ma ferma da venti anni ed ho le giunture doloranti, ma non mi ha dato il tempo. Mi ha detto con un tono impietoso "ti rispedisco a Vienna e sarò felice di dare un feedback negativo al più famoso venditore su ebay".

"E poi che ha fatto?"

"Uh, sapessi che vergogna. In meno di un minuto mi ha spogliata tutta, mi sono trovata ignuda su una specie di lenzuolo sudicio di grasso, mentre con quell'orrendo monocolo mi ha scrutata in ogni fessura... non mi sono mai sentita così offesa, credimi. Poi ha preso una siringa sottilissima e mi ha iniettato sulle giunture un liquido dall'odore insopportabile. Stranamente i dolori sono cessati di colpo e mi sono sentita ringiovanire!"

"Si conosco quel tanfo, me ne ha fatto ingurgitare una quantità incredibile, ma con me non è servito, tu sei stata fortunata sai?"

"Dici? Il mio precedente proprietario non mi ha mai usata, non capiva le nostre funzioni, e mi usava solo in automatismo totale, poi si è stufato presto e mi ha chiuso in un armadio per venti anni. Quando è morto quegli scellerati dei suoi nipoti mi hanno portato a Vienna in una specie di campo di concentramento, e lì sono rimasta per un tempo indefinito, sino a quando sono arrivata qui! Sai, ho tanta paura."

"Non devi. Lui sembra cattivo, ma se entri nelle sue grazie non ti abbandonerà più. Con me è accaduto così, inizialmente mi odiava, poi ha cominciato ad amarmi, al punto che quando la malattia è arrivata allo stadio terminale ha deciso di prendere te per rimpiazzarmi."

"Santo cielo, mi fai sentire un'infame!"

"Non devi, questo è il mio destino, il tuo sarà diverso, sei più atletica, più in forma di me, sei ancora più bella e vedrai che ti amerà tanto".

"Dici? Ieri dopo avermi operata mi ha caricato una pellicola... santo cielo non ero più abituata e nonostante l'intervento i tre tempi più brevi non hanno funzionato. Quando ha visto il negativo ho sentito la furia montare in lui, ha scritto a Vienna per mandarmi indietro, poi è andato a dormire arrabbiatissimo. Mi ha fatto sentire una nullità, e le tue malefiche sorelle non hanno fatto altro che sghignazzare tutta la notte, compresa quell'orrenda Pellix, brutta come il peccato."

"E poi cosa avete fatto oggi? T'ho visto uscire dall'armadio dopo pranzo"

"Mi ha di nuovo operata, stavolta mi ha toccato con un ordigno strano, una specie di stiletto, ed ho sentito la sublime sensazione dell'olio, dopo ha messo su un'altra pellicola ed ha detto 'questa è l'ultima possibilità, se me la cicchi te ne vai'; poi siamo tornati al mare ed ha fatto mezzo rullo, quindi arrivati a casa ha fatto una cosa tremenda, ha chiamato tutti i nostri fratelli, uno dopo l'altro, e mi ha fatta stuprare dal branco... mai provata una cosa simile... però è stato eccitante, ho goduto con obiettivi di cui non immaginavo nemmeno l'esistenza, mi sono sentita importante per la prima volta in vita mia."

"Credimi, imparerai ad amarlo, per quanto strano possa sembrare, per quanto brusco e cinico appaia, ha un cuore d'oro, e nessuno mai ti metterà le mani addosso, con lui ho avuto l'amore totale, anche se è durato poco, ed è stato inebbriante; lui può capirti sino in fondo, come pochi altri."

"Dov'è andato adesso, cos'è questo rumore?"

"Sta sviluppando la tua pellicola. Se lo conosco bene, leggerai fra poco sul suo volto il responso, io ho un sesto senso, penso che rimarrai"






'Bella' ancora una volta ha avuto ragione. L'austriaca, che ha esordito zoppicando, ha dimostrato di essere all'altezza delle aspettative.



Pellicola Ilford PanF 50 sviluppata in Bellini Hydrophen 1+50 4' a 20°C, in giornata di pieno sole con 14 valori luce.





Questa foto la sbaglierebbe il 95% dei fotoamatori moderni, notare lo sfondo chiaro ma con dettaglio e la corretta resa della illuminazione del vicolo; le funzioni di misurazione della T90 sono decisamente valide.



Tempo 1/4000 ad F/2.8 con 85/2.8SF , dopo la lubrificazione è OK.

Sottoesposizione al volo per la resa delle tonalità scure del tronco bruciato.

Sovraesposizione al volo per la resa delle tonalità chiare mantenendo il dettaglio.

Osservate la ricchezza di toni e dettaglio di questo scatto







Uso di obiettivo in stop-down assistito da esposimetro (fixed index) catadiottrico FD 500/8



Questa provate a farla con photoshop!!


Avifauna dinamica! (non è molto meglio della passera scopaiola??)





"Dove sei andata? Non ti vedo più!!"

"Sono qui, in questa scatola"

"Oddio! Ti ha fatta a pezzi, che mostruosità è mai questa?"

"Stai tranquilla, ora non soffro più, ha lasciato la batteria tampone sul circuito principale, ma ha scollegato tutto il resto, perciò sono rimasta cosciente ma non ho più nessun dolore, sono diventata uno spirito. Resterò qui, a vegliare su di voi e mi ha detto che presto salirò alla gloria del mondo, mostrando che la nostra casa madre, che ora si è dimenticata di noi, ha saputo essere la più grande nel passato. Amalo e non tradirlo mai, con lui sarai felice."

"Allora addio 'Bella' e buona fortuna!"




lunedì 16 febbraio 2015

Diario immaginario di un morituro, ovvero gli ultimi giorni di una sfortunata T90.



“D’accordo, ho accettato il mio destino, del resto questa malattia è oramai di moda, quasi più nessuno muore di vecchiaia, ed i tempi in cui le fotocamere meccaniche duravano tutta la vita sono passati. Però, stenterai a crederlo, sono contenta: so che il mio sacrificio potrà essere utile per tutti coloro che vogliono sapere cosa fu il progetto del mio sistema.”

“Vedi, tu sei figlia degli anni 80, quando ormai il romanticismo industriale era finito da un pezzo, e le fabbriche avevano capito che per fregare le scimmie occorreva abbagliarle con specchietti luccicanti. Vuoi dirmi che non sapevano già che le guarnizioni di schiuma espansa si sarebbero sciolte dopo tanti anni? Pensa che avevano iniziato ad usarle negli anni sessanta, sul sistema FL, quindi venticinque anni prima della tua nascita. E sono proprio quelle l’origine del tuo male oscuro. Ti ho curata mille volte ma la parte interna delle lame dell’otturatore è inaccessibile. Dovrei smontarti completamente, si romperebbero quei maledetti cavi piatti arancioni che a loro volta sono infragiliti dagli anni, moriresti sotto i ferri. Guarda tua zia, la EF, ne ho dovute comprare cinque per poi farne una, tutte con lo stesso problema, i cavi fragili e dispersioni di corrente. Anche tua madre, la A1, ha avuto la stessa sorte e in più le ha dato di volta il cervello, ogni tanto si mette persino a miagolare!
Non devi stupirti quindi che prediliga le tue nonne, le F-1, quelle sono donne d’altri tempi, con i capelli tinti di colore viola, austere, severe, ma sono tutte d’un pezzo: se ti concedono la loro amicizia, puoi star certo che non ti tradiranno mai, ma nello stesso tempo pretendono che tu stia al loro gioco, niente frivolezze, niente funzioni inutili.
Devo confessarlo, anche se so che ti farà male: ti comprai solo per completare il mio articolo sul blog, ma in cuor mio non ti ho mai amata, almeno inizialmente.
Tu sai che sono presuntuoso, sai che non accetto suggerimenti, che le cose devono essere fatte a modo mio, e sai che detesto il balletto di numerini rossi dentro al mirino.”

“Sai che puoi spegnerli.”

“Si, e poi dovrei fidarmi ciecamente di te, senza nemmeno sapere che tempo o che diaframma hai usato. Guarda che il mondo è già sin troppo popolato da babbei del genere.”

“Sei ingiusto. Perché questa ossessione? Mentre tu, con quel diabolico occhio indagatore scrutavi il mondo attraverso di me, io facevo la stessa cosa con te sai? Ed ho scoperto che alle scuole elementari avevi un maestro che hai amato tantissimo, che ti ha iniziato all’arte della manualità, anche se ti prendeva a sberle per la tua indisciplina, ma ho visto anche che aveva inventato una specie di elaboratore per insegnare i rudimenti del calcolo automatico, ed era basato su tubi dixie!!! Quindi tu hai iniziato con il digitale! Ammettilo!”

“Questo è vero, ma è altrettanto vero, che troppe stupidaggini nel mirino distraggono dalla composizione. La composizione è un’astrazione mentale, mentre osservi la realtà, totalmente trasformata dall’obiettivo, freneticamente, prima che l’istante magico svanisca, devi mettere a posto tante cose; non è facile e non sempre è possibile. In quei brevi istanti ogni distrazione è dannosa. Un ago stagliato contro una scala di valori è meno sfacciato di un numero che cambia continuamente, che sembra volerti dire “devi fare a modo mio, IO sono il diaframma!”. E poi sto invecchiando, ci vedo meno, il tuo mirino fa il mondo piccolo e non riesco a tenere sotto controllo le cose che mi interessano. Non ti hanno nemmeno dotata di un mirino ingranditore decente! La svedese e le nonne mi aiutano, tu no, mi rendi antipatico l’istante fotografico. E quando una cosa mi risulta antipatica, sai come sono fatto, la recido all’istante.”

“Si lo so, ho visto tante volte in passato quanto tu sia drastico. Non è un gran pregio, lasciamelo dire, anche se capisco che ormai, vista l’età, non vi siano più margini di miglioramento”.

“Già. Tento continuamente di smorzare questo mio aspetto del carattere, ma non è facile, quel maledetto scorpione che levava ad est il giorno in cui nacqui, ha connotato per sempre la mia indole. Fattene una ragione, sono uno stronzo, ma fammi dire una cosa, un pensiero che sorge dal cuore: ho sempre creduto nell’amore a prima vista.
Tutta la mia vita e le mie scelte furono basate su questa congettura. Quanto ti comprai ed arrivasti a  casa mia, già malata ed inutilizzabile, ti feci giusto qualche foto per sbatterti in prima pagina, e poi per anni mi disinteressai di te, sono sincero.
Poi però, iniziò un lento cambiamento, decisi di ripararti per studiarti, e cominciai ad apprezzare le tue doti.
Mi resi conto che potevi fare un sacco di cose che le tue ave non sapevano fare, che con te potevo fare le diapositive ai compleanni dei bambini, con il flash, senza sbagliarne nemmeno una e senza dover impazzire con le regolazioni.
Ma avevi sempre quel cancro in agguato, mi hai fatto consumare tanto di quell’etere che avrei potuto addormentarci una guarnigione di corazzieri.
E poi sempre l’insicurezza…funzionerà?...non funzionerà?
Devo confessarti che prima di Natale, quando ho scoperto il grande albero nel fiume, mi è scattata una molla dentro che mi ha fatto vedere le cose diversamente.
Ho pensato, ‘non è male questa T90, peccato sia inaffidabile’. Poi la mareggiata… che belle foto, hai colto il momento anche se ogni tre scatti gridavi ‘EEE’ e dovevo toglierti le pile.
Quando poi ti si è bloccato l’otturatore, mentre ti curavo ho preso una decisione, so che ti farà male saperlo, ma devo dirtelo.

Presto arriverà dalla famosa casa d’aste di Vienna una tua sorella gemella, nuova, forse mai usata, e continuerà il lavoro che hai iniziato tu. Ho anche deciso di prendere qualche accessorio, giusto per farla sembrare ancor più bella. Avrei voluto farlo con te, ma il destino è stato ingrato; sappi che per finanziare l’operazione ho dovuto vendere lo zoom 80-200L, tanto non l’ho mai usato, anche gli zoom alla fine sono tra le cose che detesto. Confesso che mi sono appassionato anche al tuo sistema, l’ho finalmente capito. E’ stato l’ultimo anelito di grandezza del marchio, prima della decadenza nello squallido sistema odierno.
Ho compreso che vollero fare il meglio, creando un sistema complesso ma di uso facile ed immediato, anche se questo ha comportato sradicare le abitudini create con i sistemi precedenti. Se pensi che Nikon una macchina come te l'ha fatta ben cinque anni dopo...
Ho capito anche che i tempi erano cambiati, e la plastica tutto sommato, non è un’idea malvagia. Ti hanno dato una forma bellissima, che ancor oggi utilizzano, e che tutti gli altri hanno successivamente copiato. E poi la plastica non si ammacca come l’ottone.”

“Sai, questa tua confidenza mi riempie di gioia! Riuscire ad appassionarti è tra le cose più difficili del mondo. Ho sempre sentito il tuo sprezzo su di me, molto più di quella povera Pellix che è abbandonata nell’armadio da anni, e che ha avuto una crisi esistenziale così profonda che le si è appannato lo specchio semitrasparente. Lei almeno si è rassegnata. Io invece sentivo l’altalena dei tuoi sentimenti su di me, quando a volte, con disappunto, scoprivi l’otturatore sporco e mi rigettavi nell’armadio stizzito, oppure, al contrario, quando appendevi le diapositive delle feste, felice come un bambino. Se sono riuscita ad appassionarti, soltanto per questo morrò felice! E mi raccomando...”

“Cosa?”

“Non perdere mai la tua passione. Hai una forza persuasiva che è rara, i tuoi amici ti adorano per questo, ed i tuoi nemici ti detestano perché sanno di non poter competere con te e nello stesso tempo non hai peli sulla lingua. Sono onorata di averti lavorato accanto!”

“Ti ringrazio, ma ora parliamo di cose serie. Domani arriverà la tua gemella dall’Austria, la proverò per qualche giorno, poi…sai…dovrò disattivarti, e… smontarti per l’articolo…probabilmente non ti rimonterò... hai forse qualche desiderio ?”

“Si, speravo me lo chiedessi! Vorrei parlare qualche ora da sola con la mia gemella,  sicuramente dopo un viaggio così lungo, e tanti anni passata inutilizzata, sarà un po’ in apprensione. Le racconterò di come sai amare le tue macchine al punto da considerarle parte di te. E le dirò che hai un occhio cristallino e spietato, ma anche suadente ed ammaliante: quando entra nel mirino, tramite me, tu entri in un'altra dimensione e percepisco la tua felicità. Quando fotografi tu sei una persona diversa, migliore, felice; quindi desidero che lei lo sappia.”

“Certo, lo farò di sicuro. Qualcos’altro?”

“Si. Mi piacerebbe tanto indossare il dorso datario che arriverà insieme a lei; la nonna e la bisnonna lo hanno, e tu non sai, in quell’armadio, quante volte se ne sono vantate! Mi farebbe sentire una gran signora nei loro confronti, visto che mi hanno sempre soprannominato ‘la pezzente senza accessori’.
E poi mettimi su uno dei miei fratellini FD, magari il quattordici, e andiamo insieme al mare per l’ultima volta. Voglio regalarti qualche scatto di cui andare orgoglioso, lo firmerò con il mio povero otturatore malandato, così mi odierai per sempre.
Poi torneremo a casa e mi addormenterai, tanto so che sei così delicato ed amorevole che non soffrirò”.

“D’accordo bella…allora… un’ultima cosa.”

“Dimmi!”

“Ti voglio bene, e mi mancherai tanto.”

La T90, ‘bella’ non dice altro.
Oggi, al mare, ha voluto imprimere la data sui suoi ultimi scatti, poi con signorilità si è preparata al suo destino.









FD200 macro + Flash anulare ML2, nonostante l'uso del flash il bilanciere di questo splendido calibro Slava 5498 appare in movimento...



Caduta di luce con tubi di prolunga Hasselblad.

Rispondo pubblicamente ad un lettore che mi ha chiesto tramite messaggio quale sia la correzione da applicare quando si adoperano i tubi di prolunga Hasselblad.

Ebbene, poiché ho erroneamente cancellato il messaggio, faccio ammenda e pubblico questa tabella.



La tabella vale solo per gli obiettivi C e per i tubi di prolunga 10, 21 e 55 nelle varie combinazioni tra loro.
La voce "distanza di messa a fuoco", indica la distanza minima di messa a fuoco che si ottiene montando la combinazione specificata.

Ad esempio, usando l'S-Planar 120 con il tubo di prolunga 21, si avrà una caduta di luce di 0.82 EV (quasi uno stop), un fattore di ingrandimento di 0.35X ed una distanza minima di messa a fuoco di 62 centimetri.

Fonte: www.hasselbladhistorical.eu/HT/HTCuC.aspx (quando funziona). 

Vista la spraticità della consultazione online, ho preferito redigere i dati in una pratica tabella da portarsi appresso alla bisogna.

P.S.: dalla tabella manca lo splendido planar 100/3.5 del quale non sono più riuscito a scaricare i dati dal sito hasselblad. Si pianta sempre.

Per quanto riguarda la seconda domanda, ossia una tabella sul difetto di reciprocità, questa non posso pubblicarla perché non esiste. Occorre cercare il foglio informativo (datasheet) pubblicato dal fabbricante per ogni tipo di pellicola, e regolarsi con esso.

Mi scuso con il lettore per la cancellazione del suo messaggio.

domenica 8 febbraio 2015

La passera scopaiola.

Ragazzi, non c'entro, non è farina del mio sacco e non sono caduto nella volgarità da stadio.

Il fatto è che dopo aver visto questa roba, non riesco assolutamente a tacere.

In primis ci sarebbe da discutere sulla mania collezionistica di questi signori, che pur di avere la figurina panini mancante, e magari pure rara, non esitano a taroccare alla grande il loro lavoro.

Secondariamente ci sarebbe da parlare dei compagni di merenda, sempre pronti a sostenere i loro amici, e sempre e soltanto tra di loro. Una noia agghiacciante, per scatti noiosissimi.

Inoltre bisogna dire la verità: questi scatti sono figli dell'attrezzatura, e di niente altro. Raffica veloce, esposimetri dell'ultima generazione (che guardacaso generano sempre immagini sottoesposte, chissà perché!!)
Non c'è niente, proprio niente che sia merito del fotografo.

Ah, si immagino già il coro di proteste: volete mettere starsene nel capanno, ad aspettare la preda, studiandone le abitudini....il contatto con la natura... tutte puttanate.
In realtà costoro girano a caso, scattano a caso, e poi a casa si documentano su wikipedia per identificare il pennuto di turno, e vantarsene con gli amici del bar.
Fotografare in questo modo è facile, non richiede né studio, né impegno, è una pratica priva di qualsiasi valore, noiosa, pedante. Capisco che ad una certa età si ricerchi la comodità, ma almeno evitate di condividere queste porcate spacciandole per grandi foto.

Ma la cosa in questa foto, che nessuno ha notato è un'altra.

Questi "fotografi" sono del tutto INCAPACI di valutare la luce perché si appoggiano incondizionatamente agli strumenti superautomatici che utilizzano.
Sanno assai la differenza tra l'avere 15 valori luce, oppure 10. E si vede!

Esaminando i dati di scatto di quella foto si evince che è stata scattata in una condizione di luce di 16EV (a 6400 asa)
Cosa significa questo? Loro non lo sanno di certo ma io si, è la prima cosa che mi è balzata agli occhi, perché so bene, anzi, benissimo come vanno le cose in "avifauna".
Significa semplicemente che l'autore ha scattato quella foto con cinque diaframmi di luce in meno di quelli che si avrebbero in piena luce in una giornata di sole senza nuvole.
Quella condizione di luce si può avere in serata, oppure in una giornata nuvolosa, oppure con il soggetto all'ombra.

Eppure pare che la Prunella modularis sia stata fotografata al sole.

E questa sarebbe fotografia descrittiva? No ragazzi, non ci siamo, questa foto è più falsa di Giuda Iscariota, perché non rispetta minimamente le condizioni di luce al momento dello scatto.
L'autore ha amplificato a dismisura la luce ricevuta dal sensore pur di portare a casa la figurina da collezione di cui poi vantarsi pubblicamente. Ed il coro degli amici compiacenti, con annesse battutine sulle abitudini sessuali della poveretta conclude la raffinatezza e la delicatezza espressiva dello scatto.

Taccio poi sul fatto che l'uccelletto sembri un autoadesivo privo di dimensioni, appiccicato su uno sfondo orribile che sembra un collage di vetri rotti.

Complimenti, questa sì che è vera fotografia!!!


Aggiornamento del 17 febbraio.

L'autore non ha retto alle garbate critiche ricevute, originate probabilmente da questo mio post, ed è andato via dal forum, seguito a ruota dal reggimoccolo di turno (a proposito di turni, ricordo ancora quel pranzo orrendo dove fummo divisi in due gruppi e costretti a subire la compagnia di persone sgradevoli oltre ad aver mangiato peggio che da mcdonald).

Credetemi è meglio così, persone di questa levatura UCCIDONO LA FOTOGRAFIA.

Che dire poi di quel tale che ha proposto la foto dello scoiattolo congelato in aria e totalmente sfocato, già proposta cinque anni prima (cos'è? voglia di "qualcosa di buono"??) e che si è alterato dopo i giustificati commenti sulla totale e completa inutilità di un tale scatto.
La cosa veramente ridicola è vedere come se ne vanno sbattendo la porta, nemmeno avessero cinque anni, mentre se va bene ne hanno già cinquanta.

Lasciateli emigrare altrove, loro non lo sanno ancora, ma andandosene vi fanno un favore: purificano l'aere dai miasmi di putresceina.

Due giorni dopo...

Tizio  pubblica una foto, la solita insulsa foto al solito insulso uccelletto, nella solita insulsa posizione.

Riceve 122 visite ed i soliti due commenti dei soliti compagni di merenda.

Che cosa fa? S'incazza, cancella tutte le foto e si defila.

Ma vi rendete conto che questi individui rasentano la paranoia pura? Sono così ottusamente rinchiusi nello stereotipo che loro stessi hanno creato che rifiutano qualsiasi dialogo.
Meno male che si tolgono dai piedi. Forza, dai, tutti su Juza a prendere bastonate sul muso per la postproduzione malfatta! Quelli si che sono fotografi veri!!!


giovedì 5 febbraio 2015

L'invidia delle sette sorelle.

La scorsa notte ho sentito soffiare il maestrale ed ho compreso che ci sarebbe stata una forte mareggiata. Mentre mi rigiravo nel letto pensavo già a cosa avrei portato con me il giorno dopo.
Probabilmente non ero ancora sveglio perché nella mia mente si è sovrapposto un sogno ad occhi aperti.

Mentre osservo l'armadio delle fotocamere vedo l'hasselblad in prima fila, bella come sempre e pronta a seguirmi in riva al mare, ma improvvisamente un brusìo si leva dalle mensole inferiori, dove sono riposte le mie sette fotocamere FD. La T90 si fa coraggio e prende la parola sovrastando tutte le altre.

"Come? Dovresti ringraziarmi perché c'ero io con te il giorno che hai scoperto il grande albero addormentato nel fiume! E come mi ringrazi? Porti con te quella sfacciata della svedese! Cos'ha lei che io non ho? Sei fortunato sai? Le mie sorelle sono vecchie e bigotte, rinchiuse nel loro limbo di pura meccanica, mi hanno ceduto il posto solo perché sanno che sono la sfigata della famiglia, ma io che potrei morire da un giorno all'altro per la sindrome EEE, io che bramo solo di essere carezzata dalle tue belle mani, che desidero soltanto avere il tuo occhio dentro di me, io che mi accontenterei di seguirti chiusa in una borsa angusta, devo soccombere a quella grassona della svedese? Guarda che potrei morire domani e tu avresti il rimorso per tutta la vita, non potresti nemmeno vendermi come ferrovecchio, chi mai mi vorrebbe??"

"Va bene d'accordo, domattina ti porterò con me, non farla tragica, ma bada bene a non fare scherzi, sai che ti ho comprato solo per il blasone del marchio, e che non mi sono mai veramente fidato di te. Ti avviso che intendo portare con me il grande occhio di Ra, che pesa tanto da rischiare di strappare la baionetta dalla misera plastichina di cui sei stata fatta."

La mattina dopo carico la T90 con una PanF 50, l'obiettivo FD 200/1.8 perché voglio poter giocare con i piani di fuoco e durante l'ora di pranzo vado ad osservare la mareggiata per decidere se scattare il rullo oppure no. Il cielo è plumbeo, non ci sono nemmeno 12 valori luce. Dovrò usare tempi di scatto al limite per avere i diaframmi che mi interessano. Ok, ci provo.











"OK bella, hai fatto un ottimo lavoro, devo ricredermi sul tuo conto , penso che d'ora in poi ti porterò più spesso con me, alla fine non sei niente male!"

La T90 mi guarda, pazza di gioia sorride ed il suo otturatore si blocca, errore EEE: intervento d'urgenza, lavaggio con etere e ricovero in osservazione.
A sera, convalescente, rientra nell'armadio insieme alle sue sorelle.
La F-1old, la guarda compassionevole e le dice "brava cocca, siamo orgogliose di te" e tutte le sorelle si abbracciano insieme felici.


Aggiornamento del 9 febbraio.

La T90 non ce l'ha fatta, queste sono le ultime foto da lei scattate.
L'otturatore, già martoriato in passato dalla guarnizione disciolta, e più volte amorevolmente ripulito, lascia ora una banda di sovraesposizione permanente; ciò significa che è frenato in modo irreparabile.
La poveretta sapendo di non avere nessun valore sul mercato ha deciso per il bene comune di acconsentire all'espianto totale dei suoi organi per mostrare a tutto il mondo sul mio blog quale fu il livello di tecnologia raggiunto trenta anni fa.
A breve quindi mostrerò le foto dei suoi componenti interni.
Una nuova T90 è in già viaggio dall'Austria per consolare le altre sei sorelle, rimaste orfane della poveretta elettronica della casa; la F-1old nel delirio del dolore continua a ripetere "io l'avevo detto... io l'avevo detto... io l'avevo detto..."



martedì 20 gennaio 2015

Il mare di inverno, seguito.

Aggiornamento 29 gennaio.

Ancora il mare, ancora quell'incredibile atmosfera che crea ogni volta che cambia il tempo.


Si tratta di una pellicola Adox Pan da 25 ASA, alla faccia degli inutili "iso" venduti ormai a chili sulle macchine digitali.
Osservate in questo ingrandimento cosa c'è al centro dell'immagine, nella zona più chiara, laddove una fotocamera digitale restituirebbe una tristissima macchia bianca indistinta:






Non solo c'è ancora dettaglio, ma si distingue nettamente una piccola barca a vela.

Ancora una volta il Planar del 1973 mi lascia attonito e sempre più convinto che la perfezione in fotografia è ormai alle nostre spalle da decenni.






20 Gennaio 2015

Ci sono tornato ancora, e ancora, e ancora.

La luce sul mare d'inverno cambia velocemente, ed insieme al vento mutevole concorre a formare ogni volta un quadro diverso, una suggestione diversa.
Dopo il primo scatto pubblicato a dicembre avevo voglia di rifotografare il grande albero addormentato con l'hasselblad ed il planar, per avere un negativo da stampare in grande formato.
Da allora però non ho mai avuto quella luce, quelle nuvole, quell'acqua.

Fino a ieri, quando l'arrivo imminente di un temporale con il cielo plumbeo, la pioggia che formava colonne verticali al largo, ed il sole ancora splendente che squarciava le nubi con fasci di luce, ha creato una  nuova magia.







Per i miei lettori più affezionati voglio far vedere qualcosa che è stupefacente, ossia l'ingrandimento dei due pescatori sulla destra nella prima foto:




Osservando le canne da pesca penso che ci sia soltanto da tacere ossequiosamente sulla qualità di obiettivi creati 40 anni fa.