mercoledì 17 dicembre 2014

Il mare d'inverno.



E' maliconico, sincero, a volte violento, mai sicofante.

Non deve ancora compiacere orde di turisti con una pettinatura alla moda.

Anche se non si fa la doccia tutti i giorni è più pulito di un funzionario in giacca e cravatta giunto dal nord col suv puzzolente a proporre una fottuta transazione finanziaria.

E' poesia pura, è contemplazione, è amore.

Canon T90, FD 85/1.2 SSC Aspherical

domenica 14 dicembre 2014

Cronache dalla Val Cichero.

Le vecchie case rurali in liguria mi hanno sempre affascinato forse perché da ogni pietra, da ogni trave, da ogni pezzo di ardesia, trasuda l'immane fatica che dovette sopportare chi le costruì nei secoli passati.
Questa casa non è abbandonata come sembra, il prato è regolarmente tagliato, ci sono impronte di pneumatici, c'è un fettucciato che racchiude la proprietà.
Eppure, ogni volta che passo da lì desidero fotografarla. Forse perchè so che in questi campi i nazisti in ritirata trucidarono persone innocenti, poco più avanti una targa consunta ricorda quella tragedia.

Oggi,  in una uggiosa giornata, l'ennesima, sono uscito con il sonnar, avendo in mente proprio questa casa.
Ed eccola, nel grigiore dell'inverno, alle spalle un bosco di castagni spogli.



Non molto distante da qui, un enorme castagno troneggia solitario in una piccola radura, quasi come se le altre piante, intimorite dalla sua mole, abbiano avuto paura di crescergli vicino...



lunedì 1 dicembre 2014

Fantasmi natalizi.

Ultimamente, e l'avrete notato tutti, l'ipocrita gioiosa atmosfera natalizia degli anni passati, ha ceduto il passo ad una rassegnazione collettiva al dover subire le feste, affrontando inoltre ogni spesa con la massima parsimonia.
Come in tutte le manifestazioni dell'animo umano, anche in questo caso, il dover salvare la facciata a tutti i costi ha generato diverse figure grottesche, evanescenti. Il regalo a tutti i costi, ed a basso costo, è veramente peggiore della più schifosa fotografia digitale.

Così si possono osservare diversi fantasmi che si aggirano per le strade vuote, o tra i soliti banchetti dei soliti mercatini, che spacciano tutti la stessa immondizia.

Ultimamente sono stato bonariamente accusato di tradimento al piccolo formato. In parte è vero, il medioformato è meglio del limoncello, rende felici ed allegri, ma il piccolo formato ha sempre e comunque l'asso nella manica, specie se si desidera una foto con un carattere particolare, senza dover scomodare ridicoli buchetti in scatole di legno venduti a prezzo di truffa, ed incapaci di produrre qualcosa di diverso dal solito amaro lucano.

E allora quale migliore occasione per tirare fuori dall'armadio il grande occhio di Ra, il 50/0.95 per telemetro che oggi ha raggiunto quotazioni da capogiro?
Non ho mai avuto obiettivo più camaleontico: ogni diaframma un carattere differente.

Questo è il diaframma f/0.95, che per anni, anzi per lustri, ha dominato incontrastato il mercato mondiale dei superluminosi.




sabato 22 novembre 2014

La bellezza del bianco e nero.

Poche cose come la fotografia in bianco e nero possiedono la forza di emozionare.
L'astrazione dal colore libera la mente dai preconcetti che esso si trascina dietro, ed ella, sapientemente guidata dalla scelta e dalla distribuzione dei toni, può finalmente vagare dentro l'immagine perdendosi in una sala degli specchi.

Ho ripreso il tema della scorsa settimana perché, ancora costretto a percorrere stradine di campagna per andare a casa, durante il lungo tragitto mi sono soffermato diverse volte con lo sguardo, cercando "la foto".
Oggi, durante una finestra di sole durata solo due ore, sono uscito velocemente di casa, con un solo rullo, l'hasselblad, l'esposimetro, il cavalletto.
Avevo in mente sia i ruscelletti che ho visto diverse volte, sia il grande castagno solitario che guarda il monte ramaceto, stavolta ripreso in tutta la sua maestosità con una focale leggermente più corta ed un filtro giallo, per evidenziare le nuvole.

Ed eccoli.

Sonnar C 150

Distagon C 50 con filtro giallo


Penso che la migliore citazione per accompagnare queste foto venga dagli scritti di Francesco Bacone:

La contemplazione delle cose come sono, senza sostituzione o impostura, senza errore o confusione, è in sé la cosa più nobile di un'intera messe di invenzioni.



giovedì 13 novembre 2014

Le mie prigioni.

Distagon C 50 con tubo prolunga 21.

Nella notte tra lunedì e martedì la zona dove vivo è stata investita da un nubifragio di eccezionale potenza, che ha tranciato la strada che porta a casa mia, ci ha lasciato senza acqua e completamente isolati dal mondo per due giorni. Ora per raggiungere il fondo valle devo fare una strata tortuosa, piena di buche, costellata da frane, a tratti sterrata e percorrere 18 chilometri invece di tre, impiegando un'ora invece di dieci minuti.
Ogni giorno che passa mi rendo conto di quanto fu lungimirante Burroughs quando definiva la nostra civiltà uno strato sottile di vernice.

Si va avanti, non vi siete ancora sbarazzati di me.


Aggiornamento del 16 novembre.

Dopo aver visto cosa è successo nelle zone del ponente di Genova e della Valle Scrivia, il mio disagio al confronto è diventato una barzelletta, ed è meglio tacere.

Oggi sono uscito in cerca di spunti fotografici, e nonostante la devastazione del territorio, li ho trovati. E' proprio vero: il bello è dappertutto, bisogna soltanto saperlo vedere.

Perdonatemi se le foto non sono ipercontrastate, come va di moda in certi forum: per me la coerenza tonale della foto in bianco e nero è un aspetto imprescindibile. Le mode le lascio agli inetti modaioli, che si illudono di fare foto in bianco e nero partendo da quelle schifezze generate da fotocamere digitali. Peccato disperdere l'intelletto in questo modo.

Distagon C 60

Planar C 80

Planar C 80


lunedì 27 ottobre 2014

Il capolavoro di Paul Rudolph

Sto parlando del Planar ovviamente, uno schema leggendario, progettato da Paul Rudolph addirittura nel 1896, un anno prima della nascita di mio nonno, e prematuro per quei tempi a causa del numero di superfici aria/vetro che abbassava troppo il contrasto a causa dei riflessi interni.
Bisognerà infatti attendere l'invenzione del Dott. Smakula, il trattamento antiriflesso, per far tornare in auge questo straordinario schema ottico, copiato poi in tutto il mondo e rielaborato in infinite versioni.
Il planar è alla base di quasi tutti i normali luminosi per piccolo e medio formato.

E proprio del contrasto volevo parlare.

Nei vari forum fotografici non si parla mai abbastanza dell'importanza del paraluce.
O meglio, se ne parla, ma è molto difficile rendersi conto della sua reale efficacia.
Ho tentato più volte di realizzare qualche video e qualche scatto di prova, ma ciò di cui parlo è il classico argomento che non può essere dimostrato su internet.
Basta osservare una scena in pieno sole sullo schermo di messa a fuoco ed alternativamente levare e mettere il paraluce cercando di cogliere le differenze: se c'è un oculare ingranditore è il caso di usarlo.
Se si ha l'accortezza di inquadrare piante esposte al sole, si potrà notare che togliendo il paraluce le foglie diventano più chiare mentre quando lo si monta scuriscono.
Questo è dovuto al fatto che le foglie riflettono luce in tutte le direzioni, come minuscoli specchi, e contribuiscono alla diffusione di raggi di luce "disordinati" che sono quelli che poi abbassano il contrasto finale della foto.
Il fatto è che è già difficile osservare questo fenomeno sullo schermo di messa a fuoco di una medioformato, figurarsi sul piccolo formato. E non parlo del digitale e del liveview, perché in quel caso impera il verbo: "si fa tutto dopo con photoshop". E' notorio infatti che i fotoamatori digitali siano tendenzialmente più ottusi ed incapaci di vedere le cose, perché disabituati ad osservare attentamente.

Insomma, usate il paraluce, anche se non fa figo, sarete premiati con un aumento del contrasto e della resa sui dettagli fini.

Osservate questa foto:



Nonostante la giornata di foschia il livello di dettaglio sul negativo è tale che ingrandendo la vespa posteggiata dietro la fila di panchine a sinistra, dopo la seconda gru...


Sul negativo la vespa, da scocca a scocca, è larga 0.9 mm...





Ah...l'obiettivo è del 1974:


piccolo, compatto (pesa mezzo chilo), elegantissimo. L'unico pezzetto di plastica al suo interno serve per isolare il contatto del flash.




Qualche altro esempio:



non pretendo di leggere l'etichetta, però...



E' inevitabile che piccole aree chiare esposte alla luce diretta del sole siano bruciate. Bisogna imparare ad accettare i limiti dei mezzi fotografici e non fare come quei babbei che per eliminare le aree sovraesposte sottoespongono selettivamente con fotoshop rendendo le foto incoerenti e ridicole. Chi non sa vedere le cose non si rende conto che gli altri potrebbero essere in grado di vederle, giudicando immediatamente il lavoro.


Giuseppe Morro, sindaco di Genova dal 1856 al 1860.





 Aggiornamento del 2 novembre, una giornata uggiosa, con una splendida luce.








giovedì 23 ottobre 2014

I colori del crepuscolo.

La scorsa notte sono stato svegliato dalle raffiche della tramontana, che finalmente, dopo mesi di assenza, è tornata a soffiare sulla nostra terra.
La tramontana, solitamente dura due-tre giorni, spazza via le nubi, raffredda l'aria, increspa il mare, e crea le condizioni per spettacolari tramonti.
Ma ieri sera il protagonista non è stato il tramonto, è stato invece il crepuscolo, con le sue meravigliose, delicatissime sfumature.
Già al risveglio osservando l'aurora avevo capito che la giornata sarebbe stata da fotografare, così in serata prima di tornare a casa sono andato sugli scogli ed ho pazientemente aspettato che passasse l'ora blu, e poi l'ora rossa, col cavetto di scatto in una mano e l'esposimetro nell'altra.
Infine il crepuscolo è arrivato, e mi ha regalato quei suoi colori che sono riuscito ad imprigionare per sempre in un piccolo quadrato magico che ora, mentre scrivo, posso guardare e mi fa sognare ancora.


Quasi dimenticavo: ho usato il distagon C 50, che normalmente uso assai poco, ma in questo caso...