lunedì 16 febbraio 2015

Caduta di luce con tubi di prolunga Hasselblad.

Rispondo pubblicamente ad un lettore che mi ha chiesto tramite messaggio quale sia la correzione da applicare quando si adoperano i tubi di prolunga Hasselblad.

Ebbene, poiché ho erroneamente cancellato il messaggio, faccio ammenda e pubblico questa tabella.



La tabella vale solo per gli obiettivi C e per i tubi di prolunga 10, 21 e 55 nelle varie combinazioni tra loro.
La voce "distanza di messa a fuoco", indica la distanza minima di messa a fuoco che si ottiene montando la combinazione specificata.

Ad esempio, usando l'S-Planar 120 con il tubo di prolunga 21, si avrà una caduta di luce di 0.82 EV (quasi uno stop), un fattore di ingrandimento di 0.35X ed una distanza minima di messa a fuoco di 62 centimetri.

Fonte: www.hasselbladhistorical.eu/HT/HTCuC.aspx


Per quanto riguarda la seconda domanda, ossia una tabella sul difetto di reciprocità, questa non posso pubblicarla perché non esiste. Occorre cercare il foglio informativo (datasheet) pubblicato dal fabbricante per ogni tipo di pellicola, e regolarsi con esso.

Mi scuso con il lettore per la cancellazione del suo messaggio.

mercoledì 17 dicembre 2014

Il mare d'inverno.



E' maliconico, sincero, a volte violento, mai sicofante.

Non deve ancora compiacere orde di turisti con una pettinatura alla moda.

E' poesia pura, è contemplazione, è amore.

Canon T90, FD 85/1.2 SSC Aspherical

Aggiornamento 18 dicembre


Sono tornato sul luogo con l'hasselblad perché ne sono rimasto colpito, dopo mesi e mesi di pioggia.

Che dire dei tronchi che il mare ricaccia sulla spiaggia?

C'è da perdersi nelle loro forme, nella tessitura del legno, della sabbia,  ci si possono vedere dentro le cose più strane!


Sonnar C 150

La capacità che gli obiettivi zeiss hanno di scavare nelle ombre e restituire una gamma tonale coerente e stupefacente è unica al mondo.
Poveretti coloro che ricercano queste doti nel digitale, e non trovandole pasticciano con photoshop, generando immagini incoerenti e contrastate oltre ogni ammissibile logica e decenza.
Vorrei consigliare loro di levarsi la mortadella dagli occhi, ma temo sia fiato sprecato: l'ingordigia ammazza la ragione.


Il pescatore, e l'involo dei gabbiani all'arrivo del treno.








20 Gennaio 2015

Ci sono tornato ancora, e ancora, e ancora.

La luce sul mare d'inverno cambia velocemente, ed insieme al vento mutevole concorre a formare ogni volta un quadro diverso, una suggestione diversa.
Dopo il primo scatto pubblicato a dicembre avevo voglia di rifotografare il grande albero addormentato con l'hasselblad ed il planar, per avere un negativo da stampare in grande formato.
Da allora però non ho mai avuto quella luce, quelle nuvole, quell'acqua.

Fino a ieri, quando l'arrivo imminente di un temporale con il cielo plumbeo, la pioggia che formava colonne verticali al largo, ed il sole ancora splendente che squarciava le nubi con fasci di luce, ha creato una  nuova magia.







Per i miei lettori più affezionati voglio far vedere qualcosa che è stupefacente, ossia l'ingrandimento dei due pescatori sulla destra nella prima foto:




Osservando le canne da pesca penso che ci sia soltanto da tacere ossequiosamente sulla qualità di obiettivi creati 40 anni fa.




Aggiornamento 29 gennaio.

Ancora il mare, ancora quell'incredibile atmosfera che crea ogni volta che cambia il tempo.


Si tratta di una pellicola Adox Pan da 25 ASA, alla faccia degli inutili "iso" venduti ormai a chili sulle macchine digitali.
Osservate in questo ingrandimento cosa c'è al centro dell'immagine, nella zona più chiara, laddove una fotocamera digitale restituirebbe una tristissima macchia bianca indistinta:






Non solo c'è ancora dettaglio, ma si distingue nettamente una piccola barca a vela.

Ancora una volta il Planar del 1973 mi lascia attonito e sempre più convinto che la perfezione in fotografia è ormai alle nostre spalle da decenni.







domenica 14 dicembre 2014

Cronache dalla Val Cichero.

Le vecchie case rurali in liguria mi hanno sempre affascinato forse perché da ogni pietra, da ogni trave, da ogni pezzo di ardesia, trasuda l'immane fatica che dovette sopportare chi le costruì nei secoli passati.
Questa casa non è abbandonata come sembra, il prato è regolarmente tagliato, ci sono impronte di pneumatici, c'è un fettucciato che racchiude la proprietà.
Eppure, ogni volta che passo da lì desidero fotografarla. Forse perchè so che in questi campi i nazisti in ritirata trucidarono persone innocenti, poco più avanti una targa consunta ricorda quella tragedia.

Oggi,  in una uggiosa giornata, l'ennesima, sono uscito avendo in mente proprio questa casa.
Ed eccola, nel grigiore dell'inverno, alle spalle un bosco di castagni spogli.



Non molto distante da qui, un enorme castagno troneggia solitario in una piccola radura, quasi come se le altre piante, intimorite dalla sua mole, abbiano avuto paura di crescergli vicino...



sabato 22 novembre 2014

La bellezza del bianco e nero.

Poche cose come la fotografia in bianco e nero possiedono la forza di emozionare.
L'astrazione dal colore libera la mente dai preconcetti che esso si trascina dietro, ed ella, sapientemente guidata dalla scelta e dalla distribuzione dei toni, può finalmente vagare dentro l'immagine perdendosi in una sala degli specchi.

Ho ripreso il tema della scorsa settimana perché, ancora costretto a percorrere stradine di campagna per andare a casa, durante il lungo tragitto mi sono soffermato diverse volte con lo sguardo, cercando "la foto".
Oggi, durante una finestra di sole durata solo due ore, sono uscito velocemente di casa, con un solo rullo, l'hasselblad, l'esposimetro, il cavalletto.
Avevo in mente sia i ruscelletti che ho visto diverse volte, sia il grande castagno solitario che guarda il monte ramaceto, stavolta ripreso in tutta la sua maestosità con una focale leggermente più corta ed un filtro giallo, per evidenziare le nuvole.

Ed eccoli.

Sonnar C 150

Distagon C 50 con filtro giallo


Penso che la migliore citazione per accompagnare queste foto venga dagli scritti di Francesco Bacone:

La contemplazione delle cose come sono, senza sostituzione o impostura, senza errore o confusione, è in sé la cosa più nobile di un'intera messe di invenzioni.



giovedì 13 novembre 2014

Le mie prigioni.

Distagon C 50 con tubo prolunga 21.

Nella notte tra lunedì e martedì la zona dove vivo è stata investita da un nubifragio di eccezionale potenza, che ha tranciato la strada che porta a casa mia, ci ha lasciato senza acqua e completamente isolati dal mondo per due giorni. Ora per raggiungere il fondo valle devo fare una strata tortuosa, piena di buche, costellata da frane, a tratti sterrata e percorrere 18 chilometri invece di tre, impiegando un'ora invece di dieci minuti.
Ogni giorno che passa mi rendo conto di quanto fu lungimirante Burroughs quando definiva la nostra civiltà uno strato sottile di vernice.

Si va avanti, non vi siete ancora sbarazzati di me.


Aggiornamento del 16 novembre.

Dopo aver visto cosa è successo nelle zone del ponente di Genova e della Valle Scrivia, il mio disagio al confronto è diventato una barzelletta, ed è meglio tacere.

Oggi sono uscito in cerca di spunti fotografici, e nonostante la devastazione del territorio, li ho trovati. E' proprio vero: il bello è dappertutto, bisogna soltanto saperlo vedere.

Perdonatemi se le foto non sono ipercontrastate, come va di moda in certi forum: per me la coerenza tonale della foto in bianco e nero è un aspetto imprescindibile. Le mode le lascio agli inetti modaioli, che si illudono di fare foto in bianco e nero partendo da quelle schifezze generate da fotocamere digitali. Peccato disperdere l'intelletto in questo modo.

Distagon C 60

Planar C 80

Planar C 80


lunedì 27 ottobre 2014

Il capolavoro di Paul Rudolph

Sto parlando del Planar ovviamente, uno schema leggendario, progettato da Paul Rudolph addirittura nel 1896, un anno prima della nascita di mio nonno, e prematuro per quei tempi a causa del numero di superfici aria/vetro che abbassava troppo il contrasto a causa dei riflessi interni.
Bisognerà infatti attendere l'invenzione del Dott. Smakula, il trattamento antiriflesso, per far tornare in auge questo straordinario schema ottico, copiato poi in tutto il mondo e rielaborato in infinite versioni.
Il planar è alla base di quasi tutti i normali luminosi per piccolo e medio formato.

E proprio del contrasto volevo parlare.

Nei vari forum fotografici non si parla mai abbastanza dell'importanza del paraluce.
O meglio, se ne parla, ma è molto difficile rendersi conto della sua reale efficacia.
Ho tentato più volte di realizzare qualche video e qualche scatto di prova, ma ciò di cui parlo è il classico argomento che non può essere dimostrato su internet.
Basta osservare una scena in pieno sole sullo schermo di messa a fuoco ed alternativamente levare e mettere il paraluce cercando di cogliere le differenze: se c'è un oculare ingranditore è il caso di usarlo.
Se si ha l'accortezza di inquadrare piante esposte al sole, si potrà notare che togliendo il paraluce le foglie diventano più chiare mentre quando lo si monta scuriscono.
Questo è dovuto al fatto che le foglie riflettono luce in tutte le direzioni, come minuscoli specchi, e contribuiscono alla diffusione di raggi di luce "disordinati" che sono quelli che poi abbassano il contrasto finale della foto.
Il fatto è che è già difficile osservare questo fenomeno sullo schermo di messa a fuoco di una medioformato, figurarsi sul piccolo formato. E non parlo del digitale e del liveview, perché in quel caso impera il verbo: "si fa tutto dopo con photoshop". E' notorio infatti che i fotoamatori digitali siano tendenzialmente più ottusi ed incapaci di vedere le cose, perché disabituati ad osservare attentamente.

Insomma, usate il paraluce, anche se non fa figo, sarete premiati con un aumento del contrasto e della resa sui dettagli fini.

Osservate questa foto:



Nonostante la giornata di foschia il livello di dettaglio sul negativo è tale che ingrandendo la vespa posteggiata dietro la fila di panchine a sinistra, dopo la seconda gru...


Sul negativo la vespa, da scocca a scocca, è larga 0.9 mm...





Ah...l'obiettivo è del 1974:


piccolo, compatto (pesa mezzo chilo), elegantissimo. L'unico pezzetto di plastica al suo interno serve per isolare il contatto del flash.




Qualche altro esempio:



non pretendo di leggere l'etichetta, però...



E' inevitabile che piccole aree chiare esposte alla luce diretta del sole siano bruciate. Bisogna imparare ad accettare i limiti dei mezzi fotografici e non fare come quei babbei che per eliminare le aree sovraesposte sottoespongono selettivamente con fotoshop rendendo le foto incoerenti e ridicole. Chi non sa vedere le cose non si rende conto che gli altri potrebbero essere in grado di vederle, giudicando immediatamente il lavoro.


Giuseppe Morro, sindaco di Genova dal 1856 al 1860.





 Aggiornamento del 2 novembre, una giornata uggiosa, con una splendida luce.








giovedì 23 ottobre 2014

I colori del crepuscolo.

La scorsa notte sono stato svegliato dalle raffiche della tramontana, che finalmente, dopo mesi di assenza, è tornata a soffiare sulla nostra terra.
La tramontana, solitamente dura due-tre giorni, spazza via le nubi, raffredda l'aria, increspa il mare, e crea le condizioni per spettacolari tramonti.
Ma ieri sera il protagonista non è stato il tramonto, è stato invece il crepuscolo, con le sue meravigliose, delicatissime sfumature.
Già al risveglio osservando l'aurora avevo capito che la giornata sarebbe stata da fotografare, così in serata prima di tornare a casa sono andato sugli scogli ed ho pazientemente aspettato che passasse l'ora blu, e poi l'ora rossa, col cavetto di scatto in una mano e l'esposimetro nell'altra.
Infine il crepuscolo è arrivato, e mi ha regalato quei suoi colori che sono riuscito ad imprigionare per sempre in un piccolo quadrato magico che ora, mentre scrivo, posso guardare e mi fa sognare ancora.


Quasi dimenticavo: ho usato il distagon C 50, che normalmente uso assai poco, ma in questo caso...