lunedì 14 marzo 2016

Il tenore ed il baritono.

Ogni corredo fotografico che si rispetti dovrebbe permettere al fotografo di raccontare storie in modo diverso, esattamente come un determinato registro vocale era usato dai sommi compositori del passato per narrare le vicende librettistiche in modo emozionante.
Sabato e domenica, approfittando della bella giornata dall'apparenza primaverile, mi sono girato a piedi la Superba, usando prima il superachromat 250, e poi il distagon 40.
Ognuno dei due racconta la città in modo diverso, reboante e squillante il distagon 40, come la voce di un tenore, profondo ed intenso ma circoscritto il superachromat, come la voce di un baritono.
Un tempo avrei pensato che i due mondi non potessero avere punti di contatto. Invece alla fine ciò conta è il racconto in sé, con tutte le sue sfumature e con la bellezza della varietà del timbro, ottico o vocale che sia, poco importa.


Superachromat 250



Distagon 40

Superachromat 250
 


Distagon 40


Superachromat 250


Distagon 40 - resta un mistero come abbiano potuto stendere quella biancheria...
 
Superachromat 250


Distagon 40




Superachromat 250



Quel che è certo è che Genova è una città stupenda, al pari delle ottiche Zeiss per Hasselblad, che riescono a stupirmi ogni volta.


Aggiornamento 30 marzo.


Ancora qualche scatto con il superachromat: mi rendo conto che faccio una fatica bestiale a far assomigliare queste misere scansioni alle stampe.




lunedì 4 gennaio 2016

L'apoteosi del colore.

Il Sonnar C 250 f/5.6 Superachromat prodotto da Zeiss per Hasselblad è stato il punto di arrivo, mai più superato, dell'ottica fotografica moderna.



Richiesto espressamente dalla NASA per le riprese sulla luna, come potete leggere sul sito dell'amico Marco Cavina, fu prodotto in pochissime unità, con tolleranze di lavorazione strettissime, ed è stata impiegata, contrariamente agli usi della Zeiss, una lente in fluorite per la correzione delle aberrazioni cromatiche.

Il risultato di questo capolavoro dell'ottica, finalmente pervenuto nelle mie mani dopo anni di attesa, è qualcosa di assolutamente folgorante: la visione dei colori che tale obiettivo è capace di restituire, cancella all'istante pagine e pagine di demenzialità attuale.
Ha inoltre un potere risolvente tale da lasciare senza fiato semplicemente osservando i negativi.

L'ho messo alla prova in una giornata invernale di sole velato, poco prima del tramonto, con poca luce ed una pellicola di bassa sensibilità (Kodak Portra 160); ho usato diaframmi tra 5.6 ed 8 con tempi non più brevi di 1/125 (alla faccia del reciproco della focale).

Se già le scansioni restituiscono sensazioni così forti, vi lascio immaginare cosa saranno le stampe, che farò e condividerò con le poche persone che sanno di cosa stia parlando.

Per tutti gli altri, tranquilli, c'è sempre Mastercard, che permetterà con comode rate mensili di accedere all'ultima, tranquillizzante meraviglia digitale del momento.

Buon divertimento!















Aggiornamento 10 gennaio 2016



In una giornata a tratti piovosa, con un cielo plumbeo squarciato occasionalmente da lampi di sole, ho deciso di provare ancora questo incredibile obiettivo. Quando il tempo è brutto, la luce poca, ed il cielo passa dal bluastro al giallastro, solitamente non ci si aspettano grandi risultati. Ma solitamente non si gira con un superachromat. E la differenza è veramente abissale.

Osservate come venga restituita in modo inappuntabile la sensazione di una giornataccia invernale.


Nei successivi ingrandimenti si possono osservare con genuino stupore le borchie isolanti della calata del parafulmine, leggere i cartelli sulla facciata del Palazzo Ducale, e scoprire increduli i tiranti con relativo tensionatore della bandiera sulla torre. E nel frattempo rendersi conto della totale assenza di aberrazioni cromatiche, tipiche in questi casi.






Oppure soffermarsi a vedere il colore del cielo sopra la Corte Lambruschini...






Ma anche stavolta è il porto a farla da padrone, con le sue forme, i colori, l'atmosfera...






Negli ultimi minuti di luce prima del tramonto, il cielo si apre sull'orizzonte, creando una lama di luce dorata che dura pochi istanti, mentre tutto il resto è scurissimo e color piombo.
Mi restano due scatti ma ormai rischio di andare sottotempo, e decido di sottoesporre di un diaframma, confidando sia nella pellicola (Portra 160) sia nel trattamento che le farò. Ne è valsa la pena.




Chissà se i miei amici fanatici del digitale...




Aggiornamento 24 gennaio 2016


Una sola foto, una sola...



giovedì 31 dicembre 2015

Buon 2016 !

E che il colore sia con voi.


Sonnar C 250 Superachromat, Kodak Portra 400


Quello vero, ovviamente...



lunedì 23 novembre 2015

All'ombra della Lanterna.

Amo particolarmente le giornate di novembre, quando il sole basso disegna panorami spettacolari.

Negli ultimi due anni però novembre è stato avaro di belle giornate e ci ha regalato invece le alluvioni, che sono state tristemente ricordate anche qui.

Quest'anno invece il mese di novembre è stato più caldo e ci ha regalato giornate stupende.
Dopo un lungo restauro è stata finalmente riaperta la Lanterna di Genova, che dal 1543 guida i naviganti nel porto. E' alta 76 metri, ma non è possibile arrivare sino alla cima, ci si deve accontentare della terrazza sita a 39 metri, che richiede la salita di 172 scalini.
Ma da lassù il panorama, in una giornata ventosa come quella di ieri è veramente splendido.
Così per svagarmi e riprendere a fotografare, dopo i febbrili mesi di preparativi della mia nuova attività, ho deciso di portare con me la fida svedese, equipaggiata con lo splendido planar cromato del 58.

Sapendo che la terrazza della Lanterna ha un parapetto al quale non ci si può avvicinare per via di una grata protettiva contro i suicidi, ho pensato che l'uso del pozzetto sarebbe stato assai difficile, ed ho equipaggiato la macchina con un pentaprisma esposimetrico comprato quest'estate da un amico del forum e non ancora utilizzato.
 
C'è da dire tuttavia che arrivare alla lanterna per un turista deve essere un'esperienza drammatica, occorre passare dal ponte elicoidale facendo lo slalom in mezzo alle centinaia di ralle posteggiate ovunque, senza indicazione alcuna e in una zona che non è tra le più rassicuranti della città.

Arrivati alla sala chiamata del porto, quella dove una volta chiamavano a voce i camalli per dar loro gli incarichi, abbiamo trovato un matrimonio indiano, dove gli sposi e gli invitati avevano costumi bellissimi. Peccato che la zona circostante fosse un letamaio.


Comunque bando alle polemiche, e facciamo vedere qualche foto.



Il "solito" ingrandimento...





venerdì 28 agosto 2015

L'ambiguità di Caravaggio.



Michelangelo Merisi fu un pittore italiano esponente della scuola barocca e tra i più noti al mondo.

Pochi sanno che egli fu precursore nell'uso di sistemi ottici e di camere oscure per dipingere i suoi soggetti, come potrete leggere in questa pagina.

Sicuramente ricorderete le splendide centomila lire, il cui incisore fu Trento Cionini, un vero maestro, il quale incise i calchi delle più belle e prestigiose banconote della Repubblica Italiana, prima che diventassimo servi della Germania e della Francia con l'avvento dell'euro, banconota insulsa e senza storia.

Da tempo desideravo fare macrofotografia di qualità ed il sistema FD non mi ha mai soddisfatto sino in fondo, c'era sempre il limite della diffrazione nella chiusura dei diaframmi che penalizzava la resa degli scatti, ed anche una qualità non all'altezza della fama.

Dopo essermi procurato, finalmente, uno Special Planar 135 ed il relativo soffietto, ho finalmente potuto soddisfare questo mio desiderio.

Ho allestito sommariamente un set per non improvvisare troppo l'illuminazione, che peraltro devo perfezionare ulteriormente, e tra i miei soggetti di prova ho voluto fotografare proprio una banconota da centomila lire rimasta dimenticata in casa e non più esigibile da uno stato che ha letteralmente rapinato i suoi cittadini, rei di aver dimenticato vecchie banconote in casa per troppo tempo.

Lo stupore nell'osservare il volto di Caravaggio inciso da Cionini è stato grande:




Se coprite l'occhio destro osserverete uno sguardo sardonico, se coprite invece l'occhio sinistro l'espressione rasenta la schizofrenia.

Il maestro della banconota è riuscito a ricostruire la controversa ed ambigua personalità del pittore.

Lo S-Planar 135 è un obiettivo che è privo di elicoide, può essere montato soltanto su soffietto, permette di raggiungere il rapporto di riproduzione 1:1 e raggiunge anche l'infinito col soffietto raccolto alla minima estensione. Montando poi i tubi di prolunga è possibile aumentare il rapporto di riproduzione ulteriormente, e su questo argomento vi sarà un approfondimento in seguito.

Ho effettuato tutti gli scatti con un rapporto di ingrandimento 1:1 o leggermente minore, a seconda del soggetto, ed usato il diaframma f/45, alla faccia della diffrazione.

Ecco qualche altro esempio.









Naturalmente può anche essere usato per ingrandimenti meno spinti:




Ed anche come moderato teleobiettivo:


anche se, ovviamente, quest'uso non ha molto senso, anche perché lo sfocato dello S-Planar 135 è piuttosto secco, in questo il fratellino minore S-Planar 120 è decisamente migliore.

La famiglia degli S-Planar è nota da decenni per l'incredibile qualità che permette di raggiungere ed è sicuramente una delle pietre miliari del sistema Hasselblad.


In questo schema si può notare lo S-Planar 135 montato su soffietto con doppio scatto e paraluce estensibile.
 

Questo invece è lo S-Planar 120, che avete potuto apprezzare già in passato sul post dell'alchechengi.